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Articoli della materia: permessi

TIPICITA’ DEGLI ABUSI EDILIZI E SANZIONI

Consiglio di Stato, Sez. VI^ sentenza 30 marzo 2017, n° 1484
Nella pronuncia qui pubblicata il Consiglio di Stato analizza le varie categorie di provvedimento sanzionatorio che sono previste dal Testo Unico dell’Edilizia in rapporto alle tipologie di abusi ed alla loro intensità. La distinzione fondamentale è quella tra abuso totale per carenza di qualsiasi titolo abilitativo, abuso sostanziale per caratteristiche costruttive o destinazioni d’uso difformi dal titolo abilitativo, pur rilasciato, e abusi minori, cioè quelli che attengono alle modalità costruttive diverse rispetto all’autorizzato, ma che non incidono in termini particolari sulla struttura o destinazione urbanistica dell’immobile.

DISTANZE IN EDILIZIA: PRINCIPI CONSOLIDATI E (DIFFORMI) NORME REGIONALI

Corte Suprema di Cassazione, Sez. II^ civile, sentenza 26 aprile 2017, n° 10302
La Corte di Cassazione ribadisce, con la sentenza qui epigrafata, un orientamento che è consolidato da tempo e del quale, però, spesso paiono dimenticarsi sia taluni Giudici di merito che le norme regolamentari locali o, addirittura, quelle legislative regionali. I principi consolidati sono ben noti: quando si costruisce anche in sopraelevazione su edificio già esistente si devono mantenere le distanze legali da confini e da fabbricati, pur se il manufatto precedente e di cui è ampliamento si trovi “sotto distanza“; la sopralevazione dà luogo a nuova volumetria e quindi va qualificata “nuova costruzione” soggetta a permesso di costruire sostanziale ed alle regole vigenti nel momento del suo rilascio; i regolamenti locali non possono incidere derogatoriamente rispetto a tale assetto di definizioni e titoli abilitativi; le leggi regionali non possono intervenire in questa materia, che concerne i diritti soggettivi.

SOPRAELEVAZIONE E DISTANZE LEGALI

Suprema Corte di Cassazione, Sez. II^ civile, sentenza 26 aprile 2017, n° 10302
La Corte di Cassazione torna sull’argomento del rispetto delle distanze legali, dai confini o tra fabbricati, ad opera delle costruzioni edilizie realizzate in sopraelevazione. Il caso classico è quello della costruzione preesistente che si trovi a distanza non legale dal confine o dai fabbricati, per vecchie conformazioni mai contestate e non più contestabili, e venga poi ampliato in sopraelevazione mantenendo la stessa distanza inferiore del precedente manufatto. Spesso i Soggetti che richiedono l’ampliamento ritengono, o sono indotti a ritenere anche da normative locali, che sia possible la prosecuzione della costruzione sulla vecchia linea inferiore.

DOPPIA CONFORMITA’ PER LA SANATORIA EDILIZIA

Corte Costituzionale, sentenza 11 maggio 2017, n° 107
Nella sentenza in epigrafe la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di una norma regionale della Campania che consentiva la presentazione ed approvazione di sanatoria edilizia ex art. 36 Testo Unico dell’Edilizia anche per edifici realizzati prima dell’entrata in vigore di tale norma ma conformi solo alla stessa, che ampliava i presupposti di realizzabilità. In sostanza, con questa disposizione veniva contraddetto il principio dell’art. 36 T.U.E. secondo cui la “doppia conformità” dev’essere verificata al momento della realizzazione dell’abuso e al momento della presentazione della domanda.

SANATORIA EDILIZIA E NORME REGIONALI

Corte Costituzionale, sentenza 12 aprile 2017, n° 73
La Corte Costituzionale torna sul tema dell’estensione del potere legislativo regionale in materia di governo del territorio e di edilizia, relativamente ad una facoltà di sanatoria “surrettizia” consentita da una Legge Regionale della Basilicata che aveva esteso, con effetto retroattivo, un regime premiale precedentemente introdotto per interventi edilizi minori anche ad interventi che comportavano l’aumento della superficie complessiva dell’immobile entro il limite massimo del trenta per cento.

TIPOLOGIE DI ABUSI EDILIZI

Consiglio di Stato, Sez. VI^, sentenza 30 marzo 2017, n° 1484
Con la sentenza qui pubblicata il Consiglio di Stato ha compiuto un opportuno excursus tra le varie categorie di abusi edilizi, che comportano conseguenze diverse sul piano sanzionatorio, distinguendo tra gli “abusi totali“, gli “abusi sostanziali“, quando pur essendovi il titolo abilitativo, che manca invece nei “totali”, sussistano variazioni essenziali o diversità nella costruzione e gli “abusi minori” che incidono solo su elementi particolari e non essenziali del manufatto.

LA CORTE COSTITUZIONALE DICHIARA LEGITTIMI I REGOLAMENTI EDILIZI TIPO

Corte Costituzionale, sentenza 26 maggio 2017, n° 125
Con la sentenza qui pubblicata la Corte Costituzionale, adita da ricorsi promossi dalla Regione Puglia e dalla Provincia autonoma di Trento, ha affermato che il Regolamento Unico Edilizio nazionale, conseguente alla conferenza unificata Stato – Regioni del 26 ottobre 2016 ed emanato in attuazione del comma 1 sexies dell’art. 4 del D.P.R. 6 giugno 2001, n° 380 -Testo Unico dell’Edilizia- è conforme ai principi costituzionali e non lede le prerogative regionali.

NORME REGIONALI E PRINCIPI COSTITUZIONALI

Corte Costituzionale, sentenza 23 febbraio 2016, n° 63
La Corte Costituzionale interviene per l’ennesima volta a riguardo di norme dettate dalle Regioni in ambiti o materie che sono, invece, riservate alla legislazione esclusiva dello Stato o che furiescono dai principi generali dell’Ordinamento. Nel caso specifico si tratta di una norma della Regione Lombardia -che è balzata all’attenzione anche degli Organi di informazione- concernente determinate limitazioni nella realizzazione di edifici di culto relativi a confessioni religiose diverse da quella Cattolica. Ebbene, dette limitazioni sono state ritenute contrarie alla Costituzione perchè involgono una tematica come quella delle relazioni con le confessioni religiose nella quale è necessario un indirizzo normativo unitario, che può venire solo dallo Stato.

DENUNCIA DI NUOVA OPERA E DISTANZE TRA FABBRICATI

Tribunale di Udine, Sez. civile, ordinanza 5 febbraio 2016
Con l’Ordinanza che pubblichiamo il Tribunale di Udine ha vietato la prosecuzione di lavori edilizi autorizzati da un Comune con permesso di costruire in quanto gli stessi si collocavano a distanza inferiore, rispetto a un edificio residenziale già esistente, da quella minima (10 metri) imposta dall’art. 9 del D.M. n° 1444/1968. Trattasi di edificio che viene innalzato di tre piani rispetto al preesistente, previamente demolito. Il provvedimento è senz’altro condivisibile perchè ribadisce il rango legislativo, equiparato alla legge, del D.M. n° 1444/1968 e le finalità di tutela della salubrità e sicurezza proprie del D.M. medesimo, ragione per la quale le norme locali cedono, se difformi, rispetto al suo dettato.