Diritto penale

Articoli della materia: Diritto Penale

SANATORIA EDILIZIA E NORME REGIONALI

Corte Costituzionale, sentenza 12 aprile 2017, n° 73
La Corte Costituzionale torna sul tema dell’estensione del potere legislativo regionale in materia di governo del territorio e di edilizia, relativamente ad una facoltà di sanatoria “surrettizia” consentita da una Legge Regionale della Basilicata che aveva esteso, con effetto retroattivo, un regime premiale precedentemente introdotto per interventi edilizi minori anche ad interventi che comportavano l’aumento della superficie complessiva dell’immobile entro il limite massimo del trenta per cento.

TIPOLOGIE DI ABUSI EDILIZI

Consiglio di Stato, Sez. VI^, sentenza 30 marzo 2017, n° 1484
Con la sentenza qui pubblicata il Consiglio di Stato ha compiuto un opportuno excursus tra le varie categorie di abusi edilizi, che comportano conseguenze diverse sul piano sanzionatorio, distinguendo tra gli “abusi totali“, gli “abusi sostanziali“, quando pur essendovi il titolo abilitativo, che manca invece nei “totali”, sussistano variazioni essenziali o diversità nella costruzione e gli “abusi minori” che incidono solo su elementi particolari e non essenziali del manufatto.

INTERVENTI EDILIZI E SANZIONI PENALI

Corte di Cassazione, Sez. III^ penale, sentenza 8 settembre 2016, n° 6873
La sentenza della Corte di Cassazione penale che qui si pubblica ha dato un’interpretazione restrittiva dei concetti di “restauro” e “risanamento conservativo” contenuti nel Testo Unico dell’Edilizia, affermando che quando vi sia mutamento di destinazione d’uso degli edifici si ricade sempre nell’ambito della “ristrutturazione edilizia“, soggetta così a permesso di costruire e non a titoli abilitativi semplificati e, soprattutto, subordinata al rispetto delle norme urbanistiche vigenti non solo in materia di quantità edilizia, ma anche di distanze e vincoli relativi alla proprietà privata.

SANZIONI PENALI IN MATERIA DI PAESAGGIO

Corte Costituzionale, sentenza 23 marzo 2016, n° 56
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 181 comma 1 bis del D.Lgs. n° 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) i quali puniscono con la pena della reclusione da uno a quattro anni, anzichè con le pene più lievi previste dal precedente comma 1 (contravvenzioni di cui all’art. 44 lettera c D.P.R. n° 380/2001), coloro che, senza la prescritta autorizzazione o in difformità da essa, eseguano lavori di qualsiasi genere su immobili o aree che, per le loro caratteristiche paesaggistiche, siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico in epoca antecedente la realizzazione dei lavori, ancorchè questi non siano di rilevante entità.

L’ORDINE DI DEMOLIZIONE DEL GIUDICE PENALE E’ SANZIONE AMMINISTRATIVA

Corte Suprema di Cassazione, Sez. III^ penale, sentenza 10 marzo 2016, n° 9949
Con la pronuncia qui pubblicata la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo cui la sanzione della demolizione, conseguente ad una sentenza accertativa di abuso edilizio, riveste il carattere della sanzione amministrativa che assolve ad un’autonoma funzione ripristinatoria del bene giuridico leso e configura un obbligo di fare imposto per ragioni di tutela del territorio.

MICROZONE CATASTALI, GIUDICE AMMINISTRATIVO E GIUDICE TRIBUTARIO

Sentenza Consiglio di Stato, Sez. IV^, n° 1903/2014 del 16 aprile 2014

Il Consiglio di Stato con la sentenza qui pubblicata risolve una questione da tempo dibattuta e sulla quale vi era in precedenza una giurisprudenza oscillante. La questione è quella relativa al Giudice competente a conoscere i provvedimenti di classamento del territorio comunale, in base alle così dette “microzone catastali”, provvedimenti assunti dal Comune, normalmente di concerto con l’Agenzia delle Entrate, già Agenzia del Territorio.

MANUFATTI LEGGERI E TITOLO EDILIZIO

Sentenza Cassazione penale n° 9268 del 26 febbraio 2014

La Corte di Cassazione penale ha affermato, con la recente sentenza qui allegata, che dopo la modificazione del Testo Unico dell’Edilizia in tema di interventi di nuova costruzione da parte dell’art. 41 comma IV° del Decreto Legge n° 69/2013, convertito nella Legge n° 98/2013 -mediante il quale i manufatti leggeri anche prefabbricati destinati a soddisfare esigenze meramente temporanee sono stati esclusi dal concetto di interventi di nuova costruzione e quindi, per essi, non è necessario il permesso di costruire- occorre comunque che questi prefabbricati, ancorchè siano ancorati al suolo e dunque abbiano una loro solidità e inerenza con il territorio ove si trovano, vengano poi in concreto smontati alla cessazione delle esigenze temporanee che ne hanno motivata l’installazione. Occorre, quindi, una verifica in concreto tanto sulla rispondenza di quelle esigenze temporanee al concetto che la Giurisprudenza da tempo ha elaborato sul tema, quanto la materiale rimozione al termine della transitorietà della struttura stessa da parte del Soggetto che la ha installata.