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……. E LA CORTE COSTITUZIONALE DICE LA VERITA’

Corte Costituzionale, sentenza 7 luglio 2017, n° 157 (Pres. Grossi, Rel. Barbera)
Tempo addietro, nel commentare la sentenza del T.A.R. Veneto n° 399/2017 relativa ad un procedimento di gara pubblica per rilascio di concessione demaniale marittima in Veneto, abbiamo riferito che circola una singolare storiella in questa Regione -e non solo- secondo la quale per assicurare ai concessionari uscenti il controllo anche futuro di vaste porzioni di arenile pubblico demaniale è sufficiente chiedere, ai rispettivi Comuni, una concessione di lunghissima durata (20 anni) accompagnandola da una perizia di parte incontrollata e senza preventivi criteri di redazione, che i Comuni dovrebbero prendere per buona “a scatola chiusa“, costringendo così gli altri gareggianti ad impegnarsi a pagare il 90% dell’iperbolico ammontare di quelle perizie di parte -che attesterebbero il “valore aziendale” dell’azienda “spiaggia” installata sul demanio- così che, nessun imprenditore potendo, o essendo sprovveduto al punto da impegnarsi a, pagare quel 90%, nessuno parteciperebbe alla gara, o vi parteciperebbe senza speranze, e il concessionario uscente rimarrebbe nel controllo dell’arenile, in barba alle norme comunitarie. La singolarità della “storiella” risiede nel fatto che coloro che hanno congegnato, propugnato e pubblicizzato ampiamente in ogni modo questo “metodo“, lo hanno esibito come “conforme” alle normative comunitarie e nazionali in materia di pubbliche gare a tutela della concorrenza e della liberalizzazione dell’accesso ai beni pubblici comportanti occasioni di guadagno.
Ebbene -e finalmente- la Corte Costituzionale con la sentenza qui pubblicata ha messo una parola di verità sulla vicenda, affermando che queste perizie unilaterali di parte senza controllo preventivo e con l’obbligo di pagamento dell’indennizzo del 90% da parte del concessionario subentrante sono contrarie alla normativa comunitaria e nazionale, non sono di competenza della Regione ed incidono negativamente “sulle possibilità di accesso al mercato di riferimento e sulla uniforme regolamentazione dello stesso, potendo costituire, per le imprese diverse dal concessionario uscente, un disincentivo alla partecipazione al concorso che porta all’affidamento“.
Sarebbe ora da attendersi che la Regione Veneto intervenisse di propria iniziativa per abrogare quell’art. 54 L.R. n° 33/2002 che dice le stesse cose che la Corte Costituzionale ha dichiarate contrarie alla Carta fondamentale, così come ha fatto tempo addietro la Regione Campania “autoabrogando” la norma identica prima che la Corte la falcidiasse.
E sarebbe anche auspicabile che quanti hanno propalato un metodo incostituzionale ne facessero ammenda e cestinassero definitivamente le proposte di diffusione collaborativa, su quelle basi, che invece hanno girato in questi mesi nella Regione Veneto, e probabilmente non solo in questa.

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