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DISTANZE IN EDILIZIA: PRINCIPI CONSOLIDATI E (DIFFORMI) NORME REGIONALI

Corte Suprema di Cassazione, Sez. II^ civile, sentenza 26 aprile 2017, n° 10302
La Corte di Cassazione ribadisce, con la sentenza qui epigrafata, un orientamento che è consolidato da tempo e del quale, però, spesso paiono dimenticarsi sia taluni Giudici di merito che le norme regolamentari locali o, addirittura, quelle legislative regionali. I principi consolidati sono ben noti: quando si costruisce anche in sopraelevazione su edificio già esistente si devono mantenere le distanze legali da confini e da fabbricati, pur se il manufatto precedente e di cui è ampliamento si trovi “sotto distanza“; la sopralevazione dà luogo a nuova volumetria e quindi va qualificata “nuova costruzione” soggetta a permesso di costruire sostanziale ed alle regole vigenti nel momento del suo rilascio; i regolamenti locali non possono incidere derogatoriamente rispetto a tale assetto di definizioni e titoli abilitativi; le leggi regionali non possono intervenire in questa materia, che concerne i diritti soggettivi.

SOPRAELEVAZIONE E DISTANZE LEGALI

Suprema Corte di Cassazione, Sez. II^ civile, sentenza 26 aprile 2017, n° 10302
La Corte di Cassazione torna sull’argomento del rispetto delle distanze legali, dai confini o tra fabbricati, ad opera delle costruzioni edilizie realizzate in sopraelevazione. Il caso classico è quello della costruzione preesistente che si trovi a distanza non legale dal confine o dai fabbricati, per vecchie conformazioni mai contestate e non più contestabili, e venga poi ampliato in sopraelevazione mantenendo la stessa distanza inferiore del precedente manufatto. Spesso i Soggetti che richiedono l’ampliamento ritengono, o sono indotti a ritenere anche da normative locali, che sia possible la prosecuzione della costruzione sulla vecchia linea inferiore.

DENUNCIA DI NUOVA OPERA E DISTANZE TRA FABBRICATI

Tribunale di Udine, Sez. civile, ordinanza 5 febbraio 2016
Con l’Ordinanza che pubblichiamo il Tribunale di Udine ha vietato la prosecuzione di lavori edilizi autorizzati da un Comune con permesso di costruire in quanto gli stessi si collocavano a distanza inferiore, rispetto a un edificio residenziale già esistente, da quella minima (10 metri) imposta dall’art. 9 del D.M. n° 1444/1968. Trattasi di edificio che viene innalzato di tre piani rispetto al preesistente, previamente demolito. Il provvedimento è senz’altro condivisibile perchè ribadisce il rango legislativo, equiparato alla legge, del D.M. n° 1444/1968 e le finalità di tutela della salubrità e sicurezza proprie del D.M. medesimo, ragione per la quale le norme locali cedono, se difformi, rispetto al suo dettato.

DISTANZA TRA FABBRICATI E STABILE INFISSIONE AL SUOLO

Corte di Cassazione, Sez. II^ civile, sentenza 17 novembre 2015, n° 23504
La Corte di Cassazione afferma che l’art. 9 del D.M. 24/1968 n° 144 prescrivendo in tutti i casi la distanza minima assoluta di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti impone ai Comuni di recepire questi limiti edilizi nella formazione e nella revisione degli strumenti urbanistici.

DISTANZE TRA COSTRUZIONI

Sentenza Cons. Stato, Sez. IV^, 5 dicembre 2012, n° 6253
Nel concetto di |costruzione| recato all´art. 873 del Codice Civile e che viene in rilievo nell´ambito delle distanze minime inderogabili tra edifici non assumo rilevanza i volumi tecnici realizzati nell´ambito di un edificio o gli impianti tecnologici strumentali alle esigenze tecnico-funzionali dell´immobile -nel caso specifico, dunque, non veniva in rilievo un´ascensore esterno realizzato a servizio dell´edificio- tuttavia le rimanenti costruzioni, non di carattere tecnico, quali terrazze, aggetti o simili, nelle quali in via stabile si verifichi l´utilizzazione o la presenza di persone, sono invece rilevanti e vanno computate.

DISTANZE TRA FABBRICATI ED ELEMENTI RILEVANTI

Sentenza T.A.R. Lombardia – Milano, Sez. II^, 30 aprile 2013, n° 1124
Ai fini del calcolo della distanza minima inderogabile tra fabbricati stabilita dall´art. 9 del D.M. n° 1444/1968, non devono prendersi in esame elementi decorativi e privi di rilievo volumetrico quali gli sporti, le sporgenze non attinenti alle caratteristiche del corpo di fabbrica, le lesene, i risalti verticali con funzione decorativa, gli elementi in aggetto con ridotte dimensioni, le canalizzazioni di gronda e i loro sostegni, ma rilevano quegli elementi costruttivi caratteristici dell´edificio che consentono la stabile permanenza delle persone, quali, ad esempio, le terrazze anche se non chiuse dai lati o sul fronte.
Nel tema trattato dalla sentenza qui pubblicata va peraltro tenuto presente che la Legge 9 agosto 2013 n° 98 ha introdotto nel Testo Unico dell´Edilizia l´art. 2 bis dal titolo Deroghe in materia di limiti di distanza tra fabbricati con cui ha consentito alle Regioni e alle Provincie autonome di prevedere con proprie leggi disposizioni derogatorie al D.M. n° 1444/1968. Potrà dunque intervenire una normativa regionale che supera la rigidità dei 10 metri di distacco tra fabbricati.

DISTANZE TRA FABBRICATI E D.M. N° 1444/1968

Sentenza Corte Costituzionale, 23 gennaio 2013, n° 6
la materia della distanza tra fabbricati appartiene alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, attenendo all´ordinamento civile. In ragione di ciò le disposizioni del D.M. n° 1444/1968, emanate in attuazione di una Legge dello Stato, devono essere rispettate tanto dalla legislazione regionale quanto dalla regolamentazione locale in materia. La deroga speciale alle distanze minime tra fabbricati stabilita dall´art. 9, ultimo comma, di tale D.M. può trovare applicazione, pertanto, solo nel caso in cui le minori distanze siano fissate in Piani Particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche.

SANATORIA EDILIZIA E DISTANZE TRA FABBRICATI

Sentenza Cons. Stato, Sez. VI^, 24 settembre 2012, n° 5057
Nel caso in cui lo strumento urbanistico locale preveda distanze minime tra fabbricati inferiori rispetto a quelle di legge, le relative norme debbono ritenersi inderogabili ad opera dei privati e comunque non superabili in sede di sanatoria perchè finalizzate a preservare interessi generali e pubblici in materia urbanistica. La sanatoria edilizia dev´essere, pertanto, rigettata nel caso in cui si riferisca ad edifici posti a distanza difforme rispetto a quella voluta dallo strumento.

DISTANZE TRA FABBRICATI E REGOLAMENTI LOCALI

Sentenza Corte d´Appello Trieste, Sez. I^ Civile, 4 aprile 2013, n° 312
La sentenza qui pubblicata ha ritenuto legittima la norma regolamentare di un Comune secondo cui gli edifici accessori, quali cantine, autorimesse, lavanderie e depositi, possono essere edificati a confine ed anche a distanza inferiore rispetto all´edificio principale frontestante su cui sono aperte finestre, purché siano rispettati determinati requisiti che attestano la modestia e la sostanziale irrilevanza dell´accessorio sotto il profilo della creazione di un´intercapedine dannosa -altezza massima non superiore ai 3 metri, inesistenza di un collegamento funzionale con un fabbricato abitativo e divieto di cambi d´uso futuri-. Una simile norma non può essere disapplicata per asserita illegittimità come sosteneva l´appellante, in quanto la funzione integrativa delle norme locali riconosciuta dal Codice Civile non impone l´adozione della distanza inderogabile per ogni e qualsiasi tipologia costruttiva, rimanendo nella discrezionalità dell´Amministrazione l´individuazione di edifici minori la cui presenza sotto i 10 metri non può creare quel |pregiudizio igienico sanitario| che è alla base delle distanza inderogabile tra pareti finestrate ai sensi del D.M. n° 1444/1968.