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VARIANTI URBANISTICHE E PERCENTUALE DEL MAGGIOR VALORE AL COMUNE

Corte Costituzionale, sentenza 17 luglio 2017, n° 209
La Corte Costituzionale ha affrontato un tema estremamente attuale di questi tempi e cioè quello relativo alle varianti urbanistiche negoziate tra la parte proponente e l’Ente pubblico, a seguito delle quali si generi “maggior valore” sulle aree o immobili che ne sono riguardati, “maggior valore” che “è suddiviso in misura non inferiore al 50% tra il comune e la parte privata ed è erogato da quest’ultima al comune stesso sotto forma di contributo straordinario” (art. 16 comma 4 lett. d ter) D.P.R. n° 380/2001, come inserito dal D.L. n° 133/2014). Il giudizio di legittimità costituzionale era stato avviato dal Consiglio di Stato in relazione ad una norma specifica relativa a “Roma Capitale“, norma avente la medesima impostazione ma nella quale il “maggior valore” a favore del Comune andava riconosciuto addirittura nella misura del 66%.
Con una pronuncia per il vero assai stringata nella parte motivazionale giuridica la Corte ha ritenuto che la normativa appena citata non sia passibile di incostituzionalità, dal momento che sussiste una “chiara relazione corrispettiva tra il contributo previsto dalle NTA e l’incremento di valore dell’immobile interessato alla negoziazione, collegamento che, tra l’altro, porta ad escludere in radice la pretesa arbitrarietà e gravosità del corrispettivo dovuto dal privato“. La pronuncia si è incentrata soprattutto sull’aspetto formale della rilevanza della norma di legge rispetto al procedimento giurisdizionale da definire e non ha affrontato uno dei temi principali della vicenda e cioè quello inerente le modalità di determinazione del “maggior valore” generato dal cambio di destinazione d’uso o dalla variante. Risulta, infatti, fondamentale -in un momento come quello presente in cui gli interventi di trasformazione del territorio sono quasi tutti congegnati secondo lo schema dell’urbanistica negoziata e perciò del “maggior valore” da ripartire con l’Ente pubblico- definire i criteri di computo di questo “maggior valore” ed il suo oggetto, vale a dire l’area intrinsecamente considerata oppure anche gli immobili realizzandi, resi possibili, in tutto o in parte o per quella certa destinazione, dalla variante urbanistica. Trattasi di un tema ancora aperto e non disciplinato con precisione dalla legge, sul quale risulteranno opportune integrazioni o pronunce giurisdizionali che segnino la precisa linea operativa, ad evitare disparità di trattamento o quantificazioni solo virtuali, poi non seguite dalla realtà dei fatti.

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