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GIURISDIZIONE IN MATERIA DI APPLICAZIONE DELL’ART. 42 bis T.U. Espropriazioni

Consiglio di Stato, Sez. IV^, sentenza 4 dicembre 2015, n° 5530
Un particolare profilo di interesse in tema di applicazione dell’acquisizione sanante di cui all’art. 42 bis D.P.R. n° 327/2001 è quello relativo al giudice competente a conoscere le relative controversie. Qualora infatti venga in discussione esclusivamente la quantificazione dell’importo dovuto al privato in applicazione dell’art. 42 bis la giurisdizione è dell’Autorità giudiziaria ordinaria, come recentemente statuito anche dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza n° 22096/2015.

ESPROPRIAZIONE ED USUCAPIONE: POSSONO CONVIVERE?

Sentenza T.A.R. Lombardia, Sezione III^, 4 maggio 2015, n° 1089
Il T.A.R. Lombardia torna sulla questione, già affrontata in precedenti pubblicazioni in questo sito, della possibilità per la P.A., di sostenere l’intervenuta usucapione di un’area interessata da opere pubbliche come modalità di acquisto del sedime alternativo alla corretta conclusione della procedura espropriativa

ANCHE LA SEGNALAZIONE ALLA CORTE DEI CONTI “SALVA” L’ART. 42 BIS T.U. ESPROPRIAZIONI

Sentenza Corte Costituzionale n° 71/2015 del 30 aprile 2015
Tra le ragioni che hanno indotto la Corte Costituzionale a “salvare” l’art. 42 bis del D.P.R. n° 327/2001 (pur con una sentenza “interpretativa di rigetto” che limita notevolmente i casi e le condizioni di applicabilità della norma) vi è quella che, una volta riconosciuto l’indennizzo maggiorato che al privato dev’essere corrisposto per l’illecita occupazione e trasformazione, l’Autorità che emana il provvedimento di acquisizione

IL VIZIO DI INCOMPETENZA NEL PROCESSO AMMINISTRATIVO

Consiglio di Stato – Adunanza Plenaria, sentenza 27 aprile 2015, n° 5
Pur nell’affermata facoltà della Parte di graduare i motivi di ricorso, vincolando così il Giudice al loro ordinato esame, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con la sentenza qui pubblicata, ha affermato che esiste un limite legale al potere della Parte di graduare i motivi e le domande.

OCCUPAZIONE USURPATIVA E RESTITUZIONE DEL BENE

Sentenza T.A.R. Toscana, Sez. I^, 23 ottobre 2012, n° 1707
Nell´ambito dei procedimenti di espropriazione per pubblica utilità, qualora vengano a crearsi i presupposti per l´occupazione usurpativa, il proprietario del bene illecitamente occupato può esercitare l´azione reale di restituzione dell´immobile appreso dalla P.A., cui si accompagna la richiesta di riduzione in pristino se sono state realizzate costruzioni, senza che a ciò possano essere di ostacolo nè il concetto di eccessiva onerosità di cui all´art. 2058, comma 2, Cod. Civ., nè quello di pregiudizio all´economia del Paese recato all´art. 2933, comma 2, Cod. Civ..

REVOCA DI UNA GARA, RISARCIMENTO ED INDENNIZZO

Sentenza Cons. Stato, Sez. VI^, 27 novembre 2012, n° 5993
La P.A. può revocare una gara d´appalto o l´aggiudicazione di essa qualora sopravvengano motivi di pubblico interesse, muti la situazione di fatto o intervenga una nuova valutazione dell´interesse pubblico originario. Questa revoca si distingue dal recesso di cui all´art. 134 Codice, che invece presuppone l´intervenuto avvio dell´esecuzione del contratto. Nel caso di revoca, anche legittima, però, è dovuto alla parte l´indennizzo di cui all´art. 21 quinquies L. 241/1990 e non può farsi applicazione della responsabilità precontrattuale ex art. 1337 Cod. Civ..

DECRETO DI ESPROPRIO E DICHIARAZIONE DI PUBBLICA UTILITA´

Sentenza T.A.R. Veneto, Sez. I^, 27 novembre 2012, n° 1451
Il Decreto di Esproprio emanato oltre il termine di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità è illegittimo e va annullato a seguito di impugnazione tempestiva, sulla base della precisa disposizione di norme imperative contenute nel Testo Unico Espropriazioni. La detenzione dell´area privata da parte della P.A. è, pertanto, sine titulo ed il privato ha il diritto di vedersi restituire la proprietà anche se su di essa insistono opere realizzate dall´Amministrazione, come peraltro si ricava anche dal principio fondamentale contenuto all´art. 6 del Trattato dell´Unione Europea, recentemente riformato.

SIGILLATURA DELLE OFFERTE

Sentenza Cons. Stato, Sez. VI^, 21 gennaio 2013, n° 319
Con la sentenza che qui pubblichiamo, il Consiglio di Stato ha annullato la decisione del T.A.R. Veneto che, su ricorso proposto dalla seconda classificata in una gara pubblica, aveva accolto il motivo con cui era stata impugnata la mancata esclusione della Ditta aggiudicataria, avendo questa fatto pervenire un plico, contenente l´offerta, non sigillato sui lembi di chiusura con la ceralacca prescritta ma solo mediante l´utilizzo dello scotch. Il Giudice di appello ha reso un´interpretazione non formalistica dell´obbligo di segretezza sancito dalla legge, affermando che per garantire tale segretezza e sufficiente una modalità di sigillatura del plico che consenta la non manomissione e la non apertura del medesimo senza che ne rimanga traccia visibile.

SOTTOSCRIZIONE DELL´OFFERTA DI GARA

Sentenza T.A.R. Campania – Napoli, Sez. VIII^, 17 gennaio 2013, n° 368
La clausola della lex specialis che impone la sottoscrizione dell´offerta da parte del proponente è soddisfatta solo se detta sottoscrizione sia impressa in calce all´offerta stessa, cioè a chiusura della medesima, per attestarne la completa paternità e condivisione. Qualora, invece, la firma sia apposta in apertura dell´offerta -ovverosia |in testa|- questa paternità non può essere accertata e l´offerta deve essere dichiarata inammissibile, con la conseguente esclusione dalla gara.