Sezione: editoriali

LA REGOLA DELLE PUBBLICHE GARE E LA GESTIONE DEI SERVIZI PUBBLICI

T.A.R. Veneto, Sez. I^, sentenza 23 agosto 2017, n° 797
L’articolata produzione normativa degli ultimi anni a livello comunitario e quella di recepimento (spesso tardivo, quando necessario) a livello nazionale dovrebbe aver introdotto nel modo di operare dei numerosi Gestori di servizi ed aree pubbliche nel nostro Paese la regola base -nell’agire quotidiano, cioè- secondo cui, in ogni circostanza nella quale si disponga di un bene pubblico o di parte di esso per finalità idonee a generare guadagno e quindi iniziativa imprenditoriale, occorre mettere in atto una pubblica gara ed un confronto concorrenziale tra Operatori, in modo da trovare il Soggetto più idoneo alla gestione e che pratichi le migliori condizioni contrattuali per l’utenza.

……. E LA CORTE COSTITUZIONALE DICE LA VERITA’

Corte Costituzionale, sentenza 7 luglio 2017, n° 157 (Pres. Grossi, Rel. Barbera)
Tempo addietro, nel commentare la sentenza del T.A.R. Veneto n° 399/2017 relativa ad un procedimento di gara pubblica per rilascio di concessione demaniale marittima in Veneto, abbiamo riferito che circola una singolare storiella in questa Regione -e non solo- secondo la quale per assicurare ai concessionari uscenti il controllo anche futuro di vaste porzioni di arenile pubblico demaniale è sufficiente chiedere, ai rispettivi Comuni, una concessione di lunghissima durata (20 anni) accompagnandola da una perizia di parte incontrollata e senza preventivi criteri di redazione, che i Comuni dovrebbero prendere per buona “a scatola chiusa“, costringendo così gli altri gareggianti ad impegnarsi a pagare il 90% dell’iperbolico ammontare di quelle perizie di parte

UNA SENTENZA SULLE REGOLE PER UNA VERA GARA “COMUNITARIA” (E SULL’OBBLIGO DI DIRE LA VERITA’)

T.A.R. Veneto, Sez. I^, sentenza 27 aprile 2017, n° 399
Da alcuni mesi a questa parte circola nella Regione Veneto e non solo una singolare storiella, secondo la quale vi sarebbe chi -Ente pubblico ed Operatori- avrebbe dato per primo alla luce il giusto “metodo” per rispettare le regole comunitarie e nazionali sull’obbligo di pubblica gara per le concessioni demaniali marittime. Questo “metodo” consisterebbe nel far redigere una perizia di parte ad esclusivo arbitrio del concessionario uscente, nel consegnarla al Comune che non deve nemmeno guardarla.

DISTANZE IN EDILIZIA: PRINCIPI CONSOLIDATI E (DIFFORMI) NORME REGIONALI

Corte Suprema di Cassazione, Sez. II^ civile, sentenza 26 aprile 2017, n° 10302
La Corte di Cassazione ribadisce, con la sentenza qui epigrafata, un orientamento che è consolidato da tempo e del quale, però, spesso paiono dimenticarsi sia taluni Giudici di merito che le norme regolamentari locali o, addirittura, quelle legislative regionali. I principi consolidati sono ben noti: quando si costruisce anche in sopraelevazione su edificio già esistente si devono mantenere le distanze legali da confini e da fabbricati, pur se il manufatto precedente e di cui è ampliamento si trovi “sotto distanza“; la sopralevazione dà luogo a nuova volumetria e quindi va qualificata “nuova costruzione” soggetta a permesso di costruire sostanziale ed alle regole vigenti nel momento del suo rilascio; i regolamenti locali non possono incidere derogatoriamente rispetto a tale assetto di definizioni e titoli abilitativi; le leggi regionali non possono intervenire in questa materia, che concerne i diritti soggettivi.

DEMANIO MARITTIMO E PUBBLICI USI DEL MARE

Tribunale di Trieste, Sez. civile, sentenza 11 febbraio 2016, n° 90
La sempre tormentata tematica del demanio marittimo e dei presupposti di fatto per la sua identificazione trova un importante pronunciamento giurisprudenziale nella sentenza del Tribunale di Trieste che qui si pubblica. Come abbiamo evidenziato nel commento a fianco, il Giudice di merito ha valorizzato l’elemento funzionale, sul quale da tempo la dottrina più accorta e quanti si occupano abitualmente della tematica demaniale marittima incentrano le proprie attenzioni e richiamano i Giudici in sede applicativa.

L’ACQUISIZIONE SANANTE NON DEV’ESSERE UNA SCORCIATOIA PER LA P.A.

T.A.R. Calabria-Catanzaro, Sez. II^, 2 febbraio 2016, n° 173
A seguito di una lunga controversia che ha visti opposti i proprietari di alcuni immobili da anni occupati arbitrariamente dal Comune per la realizzazione di opere di pubblico interesse, il T.A.R. ha emesso la sentenza qui pubblicata, con la quale ha annullato gli atti di acquisizione sanante dichiarando che la proprietà è ancora in capo ai privati, pur essendo le opere già esistenti da tempo e l’occupazione perdurando da oltre un decennio.

IMPORTANTE SUCCESSO PER LO STUDIO IN CASSAZIONE

Sentenza Corte di Cassazione, Sez. II^ civile, 18 maggio 2015, n° 10177
Con il contributo fondamentale dell’Avv. Prof. Romano Vaccarella, co-difensore unitamente all’Avv. Massimo Carlin e Autore della discussione orale innanzi la Suprema Corte, lo Studio ha conseguito un risultato che riteniamo di notevole rilievo avanti il Giudice di legittimità nella controversa tematica della duplicazione delle azioni civili per conseguire il pagamento del credito (altrimenti nota anche come “abuso del processo”).

UN CASO DI STUDIO TRATTATO DALL’ADUNANZA PLENARIA DEL CONSIGLIO DI STATO

Consiglio di Stato – Adunanza Plenaria, sentenza 27 aprile 2015, n° 5
Com’è noto le questioni di diritto di particolare importanza e quelle su tematiche ove le Sezioni semplici del Consiglio di Stato si siano pronunciate in termini difformi possono essere deferite, da parte di una Sezione cui è assegnato il caso concreto, all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, che è composta da tredici Magistrati del Supremo Organo della Giustizia Amministrativa -tutti i Presidenti di Sezione ed altri Consiglieri qualificati- e presieduta dal primo Presidente del Consiglio di Stato. Ebbene, la più recente pronuncia dell’Adunanza Plenaria è nata proprio da un caso trattato da questo Studio e per risolvere una tematica di diritto posta dall’Avv. Massimo Carlin.

IL CONTRIBUTO UNIFICATO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

Ordinanza T.A.R. Trento n° 23/2014 del 29 gennaio 2014

L’interessantissima Ordinanza del T.A.R. Trentino Alto Adige – Sezione Trento che qui pubblichiamo ha rimesso alla valutazione della Corte di Giustizia Europea la normativa concernente il contributo unificato per i ricorsi amministrativi -ed in modo particolare quelli in tema di appalti pubblici- con riferimento ai principi comunitari di effettività della tutela giudiziaria, di buon andamento della P.A. e di parità di trattamento, sospendendo conseguentemente il giudizio. Si tratta di una pronuncia di estremo rilievo che va segnalata e tenuta in grande considerazione perché affronta una tematica che oramai da anni sta attanagliando la Giustizia Amministrativa.