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I PUBBLICI USI DEL MARE IDENTIFICANO IL DEMANIO MARITTIMO

Tribunale di Trieste, Sez. civile, sentenza 11 febbraio 2016, n° 90
Il Tribunale civile di Trieste all’esito di controversia promossa da un privato patrocinato dall’Avv. Massimo Carlin, ha emanato l’importante sentenza qui pubblicata ove dichiara quali sono i presupposti perchè un bene appartenga al demanio marittimo.

ACQUISIZIONE SANANTE DA PARTE DEL COMUNE

T.A.R. Calabria-Catanzaro, Sez. II^, sentenza 2 febbraio 2016, n° 173
Con la sentenza qui pubblicata, resa all’esito di un’articolata vicenda processuale ove i privati sono stati patrocinati dall’Avv. Massimo Carlin, il T.A.R. ha dichiarato la totale illegittimità dei provvedimenti di acquisizione sanante ex art. 42 bis D.P.R. n° 327/2001 emessi dal Comune.

IL GIUDICE NON PUO’ DISCOSTARSI DALLA C.T.U. SENZA MOTIVAZIONE ADEGUATA E DETTAGLIATA

Corte d’Appello di Trieste, Sez. I^ civile, sentenza 17 dicembre 2015, n° 749
La Corte d’Appello di Trieste con la sentenza qui pubblicata, nell’accogliere l’impugnazione formulata dall’Avv. Massimo Carlin per conto di un Comune, ha riformato la sentenza del Tribunale che aveva rigettata la domanda di condanna nei confronti di un’Impresa esecutrice e di un Direttore dei Lavori per opere mal eseguite su struttura pubblica.

RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA E CORTE DEI CONTI

Tribunale di Padova, Sez. II^ civile, sentenza 16 febbraio 2016, n° 598
Nel procedimento definito con la sentenza qui pubblicata, nel quale un Avvocato dello Studio difendeva un’Amministrazione Comunale, il Giudice ha accolto l’opposizione del Comune e revocato il Decreto Ingiuntivo che un Avvocato aveva ottenuto nei confronti del Comune stesso per il pagamento di prestazioni professionali che gli erano state conferite dal Sindaco di quel Comune personalmente -il conferimento è ancor degli inizi del decennio scorso- e non attraverso regolari deliberazioni d’incarico ed impegni di spesa, sul presupposto di reali e dimostrate necessità dell’Ente.

DENUNCIA DI NUOVA OPERA E DISTANZE TRA FABBRICATI

Tribunale di Udine, Sez. civile, ordinanza 5 febbraio 2016
Con l’Ordinanza che pubblichiamo il Tribunale di Udine ha vietato la prosecuzione di lavori edilizi autorizzati da un Comune con permesso di costruire in quanto gli stessi si collocavano a distanza inferiore, rispetto a un edificio residenziale già esistente, da quella minima (10 metri) imposta dall’art. 9 del D.M. n° 1444/1968. Trattasi di edificio che viene innalzato di tre piani rispetto al preesistente, previamente demolito. Il provvedimento è senz’altro condivisibile perchè ribadisce il rango legislativo, equiparato alla legge, del D.M. n° 1444/1968 e le finalità di tutela della salubrità e sicurezza proprie del D.M. medesimo, ragione per la quale le norme locali cedono, se difformi, rispetto al suo dettato.

NORME REGIONALI E PRINCIPI COSTITUZIONALI

Corte Costituzionale, sentenza 23 febbraio 2016, n° 63
La Corte Costituzionale interviene per l’ennesima volta a riguardo di norme dettate dalle Regioni in ambiti o materie che sono, invece, riservate alla legislazione esclusiva dello Stato o che furiescono dai principi generali dell’Ordinamento. Nel caso specifico si tratta di una norma della Regione Lombardia -che è balzata all’attenzione anche degli Organi di informazione- concernente determinate limitazioni nella realizzazione di edifici di culto relativi a confessioni religiose diverse da quella Cattolica. Ebbene, dette limitazioni sono state ritenute contrarie alla Costituzione perchè involgono una tematica come quella delle relazioni con le confessioni religiose nella quale è necessario un indirizzo normativo unitario, che può venire solo dallo Stato.

STRADE VICINALI E DIRITTO DI USO PUBBLICO

T.A.R. Lombardia-Milano, Sez. III^, sentenza 11 marzo 2016, n° 507
La sentenza qui pubblicata torna, in termini estremamente chiari, su tema assai rilevante e di attualità che è quello dei presupposti e delle condizioni affinchè una strada, anche se di proprietà privata, possa dirsi gravata da diritto di uso pubblico e perciò qualificata come “vicinale“, col conseguente obbligo per il Comune di concorrere alla sua manutenzione. La sentenza enuncia i seguenti principi “affinché il diritto di uso pubblico della strada possa ritenersi sussistente occorre che il bene privato sia idoneo ed effettivamente destinato al servizio di una collettività indeterminata di soggetti considerati uti cives“.

SANZIONI PENALI IN MATERIA DI PAESAGGIO

Corte Costituzionale, sentenza 23 marzo 2016, n° 56
La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 181 comma 1 bis del D.Lgs. n° 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio) i quali puniscono con la pena della reclusione da uno a quattro anni, anzichè con le pene più lievi previste dal precedente comma 1 (contravvenzioni di cui all’art. 44 lettera c D.P.R. n° 380/2001), coloro che, senza la prescritta autorizzazione o in difformità da essa, eseguano lavori di qualsiasi genere su immobili o aree che, per le loro caratteristiche paesaggistiche, siano stati dichiarati di notevole interesse pubblico in epoca antecedente la realizzazione dei lavori, ancorchè questi non siano di rilevante entità.

INTERVENTO E A.T.P. NEL PROCESSO AMMINISTRATIVO

T.A.R. Veneto, Sez. I^, sentenza 21 dicembre 2015, n° 1372
Con la sentenza qui pubblicata, emessa all’esito di un procedimento nel quale un Operatore balneare era assistito dall’Avv. Massimo Carlin, il T.A.R. Veneto ha affermato importanti principi sia a riguardo dell’intervento -nella specie, oppositivo- nel processo amministrativo, sia relativamente all’Accertamento Tecnico Preventivo, ritenuto ammissibile.

in breve:

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Editoriale

DEMANIO MARITTIMO E PUBBLICI USI DEL MARE

Tribunale di Trieste, Sez. civile, sentenza 11 febbraio 2016, n° 90
La sempre tormentata tematica del demanio marittimo e dei presupposti di fatto per la sua identificazione trova un importante pronunciamento giurisprudenziale nella sentenza del Tribunale di Trieste che qui si pubblica. Come abbiamo evidenziato nel commento a fianco, il Giudice di merito ha valorizzato l’elemento funzionale, sul quale da tempo la dottrina più accorta e quanti si occupano abitualmente della tematica demaniale marittima incentrano le proprie attenzioni e richiamano i Giudici in sede applicativa.

L’ACQUISIZIONE SANANTE NON DEV’ESSERE UNA SCORCIATOIA PER LA P.A.

T.A.R. Calabria-Catanzaro, Sez. II^, 2 febbraio 2016, n° 173
A seguito di una lunga controversia che ha visti opposti i proprietari di alcuni immobili da anni occupati arbitrariamente dal Comune per la realizzazione di opere di pubblico interesse, il T.A.R. ha emesso la sentenza qui pubblicata, con la quale ha annullato gli atti di acquisizione sanante dichiarando che la proprietà è ancora in capo ai privati, pur essendo le opere già esistenti da tempo e l’occupazione perdurando da oltre un decennio.

archivio editoriali

Pubblicazioni:




casi di studio

ADUNANZA PLENARIA DEL CONSIGLIO DI STATO N° 5/2015

Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n° 5/2015
L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nella sentenza qui pubblicata e segnalata anche nell’editoriale di questo sito in quanto ottenuta sulla base di un caso di studio patrocinato dall’Avv. Massimo Carlin.

UN NUOVO PRINCIPIO IN TEMA DI “ABUSO DEL PROCESSO”

Sentenza Corte di Cassazione, Sez. II^ civile, 18 maggio 2015, n° 10177
Nell’ambito di una causa patrocinata dall’Avv. Massimo Carlin e dall’Avv. Prof. Romano Vaccarella, oltre che dall’Avv. Luigi Manzi in Roma, la Suprema Corte di Cassazione ha dettato un importante principio accogliendo il primo motivo di ricorso.

LA CORTE COSTITUZIONALE SALVA L’ART. 42 BIS TESTO UNICO ESPROPRIAZIONI

Corte Costituzionale, sentenza n° 71 del 30 aprile 2015
Era molto attesa la sentenza della Corte Costituzionale sull’art. 42 bis del Testo Unico delle Espropriazioni, cioè sulla norma che consente alla Pubblica Amministrazione di acquisire “in sanatoria” beni privati che ha occupati e trasformati illegittimamente. Anche questo Studio, che patrocina diverse cause in materia di espropriazione per pubblica utilità, indennizzi, pagamenti e risarcimento dei danni, aveva prospettato innanzi al Giudice Amministrativo l’opportunità di rimettere alla Corte la questione della costituzionalità di tale norma

L’INDENNIZZO PER L’ACQUISIZIONE POSTUMA E’ CALCOLATO ALL’ATTUALITA’

Sentenza Corte Costituzionale n° 71/2015 del 30 aprile 2015
Nell’ambito della sentenza qui pubblicata e già commentata in altri articoli del sito, la Corte Costituzionale ha affermato che non aveva fondamento il dubbio di costituzionalità sollevato dai Giudici remittenti (tra cui le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione), secondo il quale l’indennizzo ex art. 42 bis sarebbe stato qualificato debito “di valuta” e non “di valore”, in difformità rispetto ad altre previsioni in materia espropriativa.

NULLITA’ DEL PARERE IN TEMA DI PAESAGGIO

Sentenza T.A.R. Veneto, II^ Sezione, n° 583/2014 del 9 maggio 2014

Lo Studio ha assistito il proprietario di beni immobili situati in area ad elevato pregio paesaggistico (tutelata con vincolo puntuale d’insieme giusto Decreto Ministeriale del 1973), che, avendo presentato domanda di ristrutturazione con modesti ampiamenti di taluni fabbricati in tale area vincolata, si è vista pervenire una serie di pareri negativi della Soprintendenza competente. Nell’ultima fase, questi pareri negativi, emessi nell’anno 2013, rimanevano assoggettati alla disciplina autorizzatoria di cui all’art. 146 del D.Lgs. n° 42/2004, così come modificato dalla Legge n° 106/2011, ove è stabilito che alla Soprintendenza è assegnato il termine perentorio di quarantacinque giorni dalla ricezione degli atti per esprimere il proprio parere vincolante (comma 8 dell’art. 146).

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note

ALIUNDE PERCEPTUM – PROVA TESTIMONIALE – ART. 2726 COD. CIV. – AMMISSIBILITA’

Sentenza Corte di Cassazione, Sez. III^, 9 aprile 2015, n° 7090
L’art. 2726 Cod. Civ. estende anche alla prova del pagamento “le norme stabilite per la prova testimoniale dei contratti”. La Corte di Cassazione, Sez. III^ Civile, con sentenza 9 aprile 2015, n° 7090, tuttavia, ha di recente ribadito che i limiti all’ammissibilità della prova testimoniale previsti per i contratti sono applicabili alla sola estinzione del debito nascente dalla fonte contrattuale ma non a circostanze esterne allo stesso.

PER LE SEZIONI UNITE E’ LEGITTIMO IL PRELIMINARE DI PRELIMINARE (MA A CERTE CONDIZIONI…)

Sentenza Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, 6 marzo 2015, n° 4628
L’arresto delle Sezioni Unite della Cassazione 6 marzo 2015, n° 4628 può definirsi per certi versi rivoluzionario, in quanto giunge ad affermare la validità del c.d. preliminare di preliminare. A fronte di un consolidato orientamento giurisprudenziale, sostenuto dalla maggioritaria dottrina, che nel tempo ha ribadito la nullità per difetto di causa del contratto con cui le parti si obbligano a stipulare un successivo contratto ad effetti obbligatori, le S.U., al contrario, prendendo spunto dalla prassi contrattualistica.

Contributo unificato – sanzione ex art. 16 comma1 bis d.p.r. 115/02

contributo unificato – sanzione ex art. 16 comma1 bis d.p.r. 115/02 – impugnazione – giurisdizione commissioni tributarie – esclusione- competenza giudice ordinario ex d.lgs n° 150/11 – fondamento

Il Giudice di Pace di Trieste, Dott. Andrea Zugna, concorrendo fondati e gravi motivi, con Ordinanza resa il 31.1.2014 ha sospeso l’efficacia esecutiva dei provvedimenti emessi dall’Ufficio Recupero Crediti del Tribunale di Udine con i quali era stata irrogata la sanzione prevista dall’art. 16, comma 1 bis, D.P.R. 30 maggio 2002 n° 115 per omesso e/o insufficiente versamento del contributo unificato (fattispecie in tema di opposizione allo stato passivo ex art. 98 L.F.).

RAPPORTO TRA CONCORDATO PREVENTIVO E PROCEDIMENTO PREFALLIMENTARE: IL NUOVO INDIRIZZO DELLE SEZIONI UNITE

Sentenza Corte Suprema di Cassazione, Sez. Unite Civili, 15 maggio 2015, n° 9935
La Suprema Corte, nella sua più autorevole composizione, ritorna ad affrontare la delicata e controversa questione relativa ai rapporti tra i procedimenti di concordato preventivo e prefallimentare, prendendo le distanze da quanto le stesse Sezioni Unite avevano statuito con la sentenza n° 1521/2013. Se con la pronuncia del 2013 la Cassazione aveva superato il c.d. principio di prevenzione (del concordato preventivo rispetto al fallimento) ed aveva statuito che la facoltà per il debitore di proporre una procedura concorsuale alternativa al suo fallimento non rappresenta un fatto impeditivo alla relativa dichiarazione, ora, al contrario, viene affermata la necessità del previo esame della domanda di concordato, in quanto rispondente al favor per la soluzione negoziata della crisi a cui sono ispirati i più recenti interventi del Legislatore in materia.

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